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	<title>Mondovisione &#187; Nicaragua</title>
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	<description>diario di viaggio di una famiglia in mondovisione</description>
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		<title>Il lato caraibico del Nicaragua</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2016 21:49:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Nicaragua]]></category>

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		<description><![CDATA[Son passati dieci anni dalla nascita di questo blog, dieci anni dal nostro giro del mondo in quindici mesi. A volte mi chiedo il senso del mantenerlo vivo, ma poi trovo le mie motivazioni. Mantenere qui i nostri ricordi di viaggio, incontrare grazie a mondovisione altri viaggiatori come noi per potersi confrontare e stimolare altre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<a href='http://www.mondovisione.eu/2016/03/16/il-lato-caraibico-del-nicaragua/2016-02-22-15-36-36-3/' title='2016-02-22 15.36.36'><img width="150" height="150" src="http://www.mondovisione.eu/wp-content/uploads/2016/03/2016-02-22-15.36.361-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="2016-02-22 15.36.36" data-ngfb-wp-pid="835" /></a>
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<a href='http://www.mondovisione.eu/2016/03/16/il-lato-caraibico-del-nicaragua/2016-02-13-16-48-56/' title='2016-02-13 16.48.56'><img width="150" height="150" src="http://www.mondovisione.eu/wp-content/uploads/2016/03/2016-02-13-16.48.56-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="2016-02-13 16.48.56" data-ngfb-wp-pid="840" /></a>

<p>Son passati dieci anni dalla nascita di questo blog, dieci anni dal nostro giro del mondo in quindici mesi.<br />
A volte mi chiedo il senso del mantenerlo vivo, ma poi trovo le mie motivazioni. Mantenere qui i nostri ricordi di viaggio, incontrare grazie a mondovisione altri viaggiatori come noi per potersi confrontare e stimolare altre famiglie a mettersi in viaggio perché “se non ci provi non lo saprai mai”.</p>
<p>Quest’anno ci mancava il<strong> Latino America</strong>, avevamo voglia di tornare con i bimbi in uno dei paesi più amati del nostro round the world: il <strong>Nicaragua</strong>!<br />
Il fatto che molti ci abbiano chiesto “ma perché il Nicaragua” , “dove si trova esattamente” è uno dei motivi per cui noi ci siamo tornati :) Un paese sicuramente in cambiamento, ma ancora, in alcune zone, non attaccato dal turismo di massa.</p>
<p>La prima domanda che ci chiedono tutti ora è come si sono comportati i bimbi in viaggio, chi guardandoci come alieni, chi bramoso di prendere ispirazione. Il volo è stato molto lungo, un totale di 18/20 ore di viaggio con scali. I bimbi son stati bravissimi. Ormai le età più difficili sono superate, a 4 e 2 anni si intrattengono con i cartoni, disegnano, mangiano, dormono, corrono negli scali per sfogarsi un po’, e ripartono senza problemi.</p>
<p>Arriviamo a Managua alla sera e già ripartiamo il mattino dopo con un altro volo. Abbiamo deciso di dedicarci alla parte caraibica del Nicaragua che non avevamo visitato nel nostro round the world per motivi di budget.<br />
Con un’altra ora di viaggio raggiungiamo le <strong>Corn Islands</strong>. Atterriamo su Big Corn e prendiamo subito una<em> panga</em> (motoscafo di legno) per raggiungere <strong>Little Corn</strong>, l’Isoletta come la chiamano da queste parti.<br />
Saliti sulla barca scopriamo che la nostra è una delle prime imbarcazioni a partire da una settimana a quella parte. Un mese fa c’e’ stato un grosso incidente, una barca si è ribaltata causando la morte di tredici cittadini del Costa Rica e da allora i controlli sono molto rigidi e le imbarcazioni partono solo se le condizioni climatiche sono favorevoli.<br />
E nonostante il clima fosse dalla nostra parte, il viaggio, per fortuna breve, è comunque parecchio burrascoso.  La barca è piccola, le onde sono alte e tutte contro di noi, con una mano ci teniamo saldi alla panchetta di legno e con l’altra sorreggiamo Alice che urla di gioia e Pietro che si aggrappa a me come un koala. Arriviamo fradici e distrutti con Alice che chiede felice “quando possiamo rifare il viaggio!”.</p>
<p><strong>Little Corn</strong> è un’isola priva di macchine, la si attraversa tutta con camminate di 30/40 minuti passando per sentieri in mezzo alla jungla. Noi dormiamo in dei semplici bungalow di legno colorati affacciati sul mare, posizione meravigliosa. La nostra zona è molto ventosa e il mare mosso, pertanto ogni mattina ci mettiamo in moto e attraversiamo la giungla per raggiungere altre zone dell’isola un po’ più riparate.<br />
Febbraio è l’inizio della stagione secca, ma ancora ci sono temporali caraibici e il vento rende il mare piuttosto mosso, probabilmente a marzo ci si riesce a godere maggiormente le spiagge e la barriera corallina per gli appassionati di snorkelling.<br />
Ci rimangono impresse le lunge camminate per questi sentieri pianeggianti che ti conducono da una parte all’altra dell’isoletta regalando scenari bellissimi e selvaggi quando di colpo il sentiero si apre davanti ad una radura creata per un campo da baseball o quando il terreno diventa erboso e morbido come un manto di muschio affacciato sul mare.<br />
Non essendo il posto più adatto per fare nuotare Alice e Pietro e avendo già preteso molto da Alice insegnandole finalmente a camminare per qualche chilometro, decidiamo dopo tre giorni di ripartire e andare a cercare una spiaggia più adatta a loro sull’isola grande.</p>
<p><strong>Big Corn</strong> è comunque un’isola molto piccola, la si attraversa in venti minuti di macchina, troviamo una spiaggia lunga abbastanza riparata e ci fermiamo un paio di giorni e i bambini iniziano ad ambientarsi giocando in un parco giochi sulla spiaggia, dando da mangiare a delle tartarughine  e mangiando Gallo Pinto la tipica colazione locale a base di riso e fagioli. Mentre noi iniziamo la nostra dieta caraibica a base di pesce, gamberetti, aragoste e birra Toña :)</p>
<p>Come tutta la costa Caraibica del Centro America la lingua predominante non è lo spagnolo, ma il Creolo, un inglese &#8220;jamaicano&#8221; di difficile comprensione e la musica ricorrente, con nostro grande piacere, è il reggae pompato ad altissimo volume da qualsiasi abitazione. Abbiamo visto catapecchie di lamiera dove però non mancava mai una cassa degna di questo nome che diffondeva musica ad altissimo volume ovviamente rivolta verso l&#8217;esterno in palese gara con quella sparata dalle casse del vicino di casa.  Una confusione sonora notevole a suon di reggae!</p>
<p>Le persone sono un mix di razze talvolta di una bellezza veramente unica. Molte donne mi chiedono di poter tenere Pietrino con loro (colpite dal ricciolino biondo) io mi sarei rapita la metà dei loro bellissimi bambini!</p>
<p>Le isole sono isolate e parecchio care, nonostante siano aree povere con un turismo ancora non da grande resort, per fortuna in tutta la costa il pesce non manca e la gente non muore di fame. Abbiamo visto canoe piene di gamberi e aragoste :)</p>
<p>Inizia a piacerci questo primo viaggio un po’ itinerante con i bambini e decidiamo di provare a raggiungere la nostra meta più ambita: i <strong>Cayos Perlas</strong>.<br />
Prima di partire avevamo letto sulla nostra guida di queste minuscole isole sperdute non lontano da Little Corn raggiungibili o con due ore di barca in mare aperto (opzione scartata per evidenti motivi di sicurezza e mal di mare :)) oppure risalendo la costa con una <em>panga</em> attraversando una tranquilla e riparata laguna.</p>
<p>Prendiamo quindi un breve volo di 15 minuti che da Big Corn ci riporta sulla costa. Arrivati in aeroporto ci stupiamo quando al check in, una volta imbarcati i bagagli, chiedono a tutti e quattro di salire sulla bilancia per controllare il nostro peso.<br />
Siamo preoccupati che non ci lascino imbarcare Pietrino! Una volta che avvistiamo l’aereo capiamo il perché di questi controlli: il velivolo ha un massimo di dieci posti! Io salgo e nel dubbio ingoio subito una pasticca antinausea, il viaggio invece,  in compagnia dei piloti che siedono davanti a noi, si rivela tranquillissimo e ci regala una visione magnifica dall’alto dell&#8217;isola e dei colori del mare carabico.</p>
<p>La nostra guida parlava di un remoto villaggio, <strong>Laguna de Perlas,</strong> dove al massimo avremmo incontrato una decina di turisti al giorno.  Mi sembrava impensabile, leggendo una frase del genere su una guida così mainstream, che il villaggio e i Cayos non fossero già stati invasi da masse di turisti, ma decidiamo comunque che poteva valer la pena visitare una zona così diversa del paese. Non rimaniamo delusi! Laguna de Perlas è un villaggetto caraibico affacciato su una laguna marrone. Non c’e’ nulla, nessun turista, pochissime macchine, centinaia di bambini che giocano per strada e noi ci ambientiamo benissimo!<br />
Da questo villaggio partono le escursioni per raggiungere con qualche barca di pescatori i Cayos Perlas. Capiamo però che è meglio esser sicuri di aver il clima migliore prima di imbarcarci in questa avventura e restiamo quindi qualche giorno nel villaggio in attesa che cali il vento.</p>
<p>Il primo giorno facciamo un’escursione in <em>panga</em> per visitare i villaggi delle popolazioni che abitano lungo la laguna. Il viaggio è parecchio burrascoso anche se all’interno della laguna, ci rendiamo conto di quanto piccole siano queste imbarcazioni e ripariamo i bambini  dalle onde con un telo di plastica nera sulla testa, loro come sempre non fanno una piega, anzi Pietro riesce pure ad addormentarsi :)</p>
<p>I villaggi sono molto affascinanti, poverissimi, ma coloratissimi con casette di legno dai colori sgargianti tipici di questa costa: fucsia, blu petrolio,verde, viola! Casette povere ma con dei bellissimi prati e i cavalli che corrono liberi circondati dal solito stuolo di bambini e dalla biancheria stesa ovunque perennemente a decorare le nostre fotografie.</p>
<p>Sostare qualche giorno a Laguna de Perlas è stato una delle esperienze più belle del viaggio. Anche se non c’era nessun attrazione turistica particolare, i bambini in pochi giorni si sono ambientati giocando felici, chiacchierando con il pappagallo della nostra guest house e, nonostante le difficoltà linguistiche, con i  bimbi del villaggio.<br />
Un pomeriggio oziamo guardando la partita di baseball locale (per la cronaca durata dalle 15.00 alle 22.00 a causa di un temporale che ha allagato il campo, successivamente asciugato a mano da un povero volontario munito di straccio), un altro giorno visitiamo un poverissimo villaggio vicino e ammiriamo Pietro e Alice e la loro capacità di giocare con qualsiasi bambino e di diventare neri dalla testa ai piedi in pochissimo tempo :)</p>
<p>E finalmente arriva il giorno della partenza verso i <strong>Cayos</strong>. L’escursione è parecchio cara per via del costo della benzina, ma per fortuna riusciamo a trovare altri tre turisti disposti a dividere il costo con noi e anche loro intenzionati a trascorrere almeno una notte sull’isola.<br />
La storia dei Cayos è quantomeno affascinante e bizzarra. Una decina di anni fa un &#8220;affarista&#8221; di origine greche con la complicità di un avvocato locale acquista cinque isole ad un prezzo ridicolo e le rimette in vendita su internet a prezzi decisametne maggiorati. Le isole vengono quindi acquistate da un neozelandese, da una signora inglese e da altri imprenditori che iniziano a costruire delle abitazioni.</p>

<p>A quel punto la comunità locale si accorge di quello che sta succedendo alle loro isole e rivendica la proprietà riuscendo ad impedire ulteriori costruzioni.</p>
<p>Al momento la situazione ancora non è chiara, e qualche isola si può trovare in vendita in rete al prezzo di 500.000 dollari …ma noi ci godiamo la possibilità di poterne visitare una e, con la complicità del custode dell’isola che vive lì con la sua famiglia e del pescatore che ci accompagna, di dormire una notte in delle semplici capanne che meriterebbero una sistemata, ma che per noi vanno più che bene.</p>
<p>I Cayos sono incredibili, superata la laguna l’acqua all’improvviso diventa turchese e all’orizzonte spuntano dei minuscoli atolli con al centro una massa di palme circondate da spiagge di sabbia bianca.</p>
<p>La nostra isola è minuscola, la si attraversa in trenta secondi da parte a parte: è perfetta! Raccogliamo conchiglie e coralli, ci arrampichiamo sulle palme, oziamo al sole, facciamo un falò la notte al chiaro della luna piena, dormiamo cullati dal rumore del mare sotto la nostra finestra, felici di esser riusciti a raggiungere un posto che non sappiamo per quanto tempo sarà ancora così accessibile per noi.</p>
<p>Gli ultimi giorni salutiamo la costa caraibica e decidiamo di raggiungere Managua via terra affrontando dodici ore di viaggio sui locali chicken bus, i vecchi scuolabus americani splendidamente decorati.<br />
Durante il viaggio capiamo il perché Laguna de Perlas sia ancora un villaggio così poco turistico, durante le prime cinque ore di strada attraversiamo solo campi di banane e olio di palma, nessun segno di centri abitati.<br />
Nuovamente ci stupiamo della resistenza dei bimbi. Dodici ore di viaggio passano in tranquillità tra un pisolino, una sosta per il pranzo, i giochi con altre bimbe sul bus, mentre in città i capricci per noia sono molto frequenti, qui si adattano ad un ritmo più rilassato, si adeguano a non aver cartoni e mille giochi a disposizione e si godono l’avventura in ogni spostamento.</p>
<p>Gli ultimi giorni prima di partire ritorniamo nella bellissima Granada visitata anni fa. Una città coloniale splendidamente tenuta, ritorniamo con gioia a parlare principalmente spagnolo, ci concediamo un alberghetto con piscina per ringraziare i bimbi della loro pazienza e rinfrescarci dalla calura cittadina, facciamo il giro della città in carrozza e visitiamo il mercato centrale. Un tuffo in mille ricordi di mercati e spese fatte per cucinare le nostre cene quando eravamo giovani e in due :)</p>
<p>Il bilancio finale è molto positivo. Non abbiamo trovato come gli altri anni in Thailandia un mare molto adatto ai bimbi e per questo ci siamo mossi maggiormente. Siamo stati felici di capire che gli spostamenti sono fattibilissimi, l’importante è viaggiare con un bagaglio il più leggero possibile (noi avevamo uno zaino a testa  leggero e un marsupio per Pietro, ma nessun passeggino) e lasciare il tempo ai bambini e a noi di ambientarsi senza aver troppa fretta.<br />
Siamo stati molto felici di tornare a viaggiare in un paese dove potevamo parlare spagnolo, l’accoglienza è stata sempre incredibile, un calore che ci mancava, ci son state persone che ci hanno accolto come una famiglia (Pietro ha trovato pure un signore che ha chiamato “nonno” per giorni).<br />
E ora sappiamo che possiamo pian piano iniziare a sognare altri piccoli viaggi itineranti, il Latino America è grande e anche ritornare in posti già visti con Alice e Pietro è come riviverli nuovamente da altre prospettive.</p>
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		<title>Visioni sommerse</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 22:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mondovisione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Honduras]]></category>
		<category><![CDATA[Nicaragua]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo esserci ripresi dalla nostra piccola disavventura, ci siamo goduti gli ultimi giorni nello splendido Nicaragua visitando le due citta&#8217; coloniali di Granada e Leon, storicamente da sempre antagoniste nella storia della politica nicaraguense (Leon citta&#8217; sandinista e Granada conservatrice). E a Leon, visto il caldo che regnava in citta&#8217;, abbiamo aprofittato per fare una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo esserci ripresi dalla nostra piccola disavventura, ci siamo goduti gli ultimi giorni nello splendido Nicaragua visitando le due citta&#8217; coloniali di Granada e Leon, storicamente da sempre antagoniste nella storia della politica nicaraguense (Leon citta&#8217; sandinista e Granada conservatrice).<br />
E a Leon, visto il caldo che regnava in citta&#8217;, abbiamo aprofittato per fare una tappa sull&#8217;oceano pacifico e provare anche noi a fare surf. Da subito ci siamo resi conto del perche&#8217; dei fisici prestanti dei surfisti che vedevamo in giro. E&#8217; faticosissimo!! Niente a che vedere con la facilita&#8217; con cui si scende su una bella distesa di neve, ma l&#8217;adrenalina di cavalcare la prima onda, riuscire a restare in piedi e sentirsi padrone dell&#8217;oceano (va beh, forse sto un po&#8217; esagerando erano solo onde piccoline verso la riva, ma la sensazione comunque e&#8217; stata fortissima) e&#8217; incredibile.</p>
<p><span id="more-100"></span></p>
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<p>Sicuramente ci manca ancora tanta, tanta pratica, ma siamo comunque contenti e soddisfatti di avere potuto almeno &#8220;sentire&#8221; cosa vuol dire planare su un&#8217;onda e volare verso riva.<br />
Da Leon abbiamo fatto una lunga tirata in Honduras fino alle isole dei caraibi, le Bay Island, famose per essere uno dei posti pìu&#8217; economici al mondo dove prendere il patentino da sub in uno scenario spettacolare: la seconda barriera corallina piu&#8217; grande al mondo.<br />
Sono contenta di poter scrivere che oggi siamo entrambi &#8220;patentati&#8221; con il nostro brevetto per immersioni ricreative fino a 18 metri.<br />
Personalmente e&#8217; stata una grossa sfida, superare alcune delle mie piccole fobie (la barca, la claustrofobia, gli squali balena che popolano l&#8217;isola&#8230;) e ritrovarsi nel giro di tre giorni in grado di potersi immergere tranquillamente a osservare le visioni sommerse.<br />
Abbiamo avuto la fortuna, nelle nostre prime immersioni, di poter nuotare con una bella tartaruga di mare, di ammirare l&#8217;eleganza di una razza e di stupirci nell&#8217;osservare pesci mai visti e coralli coloratissimi. La sensazione di nuotare per la prima volta in profondita&#8217; non e&#8217; facile da descrivere, e&#8217; proprio la scoperta di un altro mondo. I pesci non scappano impauriti, ma nuotano pacificamente intorno a te. E&#8217; rilassante, sei tu, da solo, nella quiete delle profondita&#8217; a giocare a fluttuare in mezzo ai coralli e a scoprire i pesci nascosti in mezzo a quelle che sembrano delle vere e proprie montagne sommerse.<br />
Inoltre, fare questo corso e&#8217; stato un po&#8217; come fare un corso di lingue visto che abbiamo studiato (eh si&#8217; perche&#8217; siamo anche dovuti tornare sui libri!!) un libro in italiano, preso lezioni in spagnolo dal nostro mitico insegnante messicano Esteban da noi soprannominato Cino (giudicate voi la somiglianza dalle foto) e dato l&#8217;esame finale in inglese.</p>
<p><a class="tt-flickr" href="http://www.mondovisione.eu/visioni/photo/831810816/IMG_5226.html"><img alt="IMG_5226" src="http://farm2.static.flickr.com/1052/831810816_87c5d5a412_m.jpg" width="240" height="180" border="0" /></a><br />
E ora che siamo patentati ci attende la barriera corallina del Belize! Ma prima ancora una tappa in Honduras, le rovine Maya di Copan, le prime di una lunga serie&#8230;</p>
<p>A Copan abbiamo sperimentato quello che potrebbe succederci nell&#8217;alta stagione di agosto. Il paesino vicino alle rovine aveva ogni singolo albergo/ostello esaurito per via di alcune scolaresche in gita, ma per fortuna, grazie alla nostra tenda e ad un disponibilissimo albergatore siamo riusciti ad arrangiarci nel garage del suo ostello.</p>
<p><a class="tt-flickr" href="http://www.mondovisione.eu/visioni/photo/831812438/IMG_5243.html"><img alt="IMG_5243" src="http://farm2.static.flickr.com/1051/831812438_02b79f9fe2_m.jpg" width="240" height="180" border="0" /></a></p>
<p>Vista la sistemazione non proprio pratica al mattino ci siamo svegliati molto presto e abbiamo avuto la fortuna di poter entrare alle rovine per primi evitando cosi&#8217; l&#8217;arrivo dei rumorosi studenti.<br />
Per ammirare al meglio la magnificenza dei siti maya bisognerebbe sempre aver la possibilita&#8217; di visitarli con la quiete e l&#8217;atmosfera del primo mattino. Il silenzio e la calma che regnava nel sito ci hanno fatto aprezzare al meglio Copan. Sappiamo gia&#8217; cosa ci attendera&#8217; visitando siti maggiori come Tikal, essendoci andati tre anni fa, ma Copan e&#8217; comunque sicuramente affascinante per le sue stele e la scala dei geroglifici che gli studiosi stanno tentando di interpretare per ricostruire la storia della grande dinastia Maya.<br />
Ora siamo in transito in Guatemala e domani ci dirigiamo verso i cayos del Belize dove speriamo di poter sfruttare il nostro nuovo brevetto.</p>
<p><a class="tt-flickr" href="http://www.mondovisione.eu/visioni/photo/830947453/IMG_5484.html"><img alt="IMG_5484" src="http://farm2.static.flickr.com/1086/830947453_75d74f954b_m.jpg" width="240" height="160" border="0" /></a> <a class="tt-flickr" href="http://www.mondovisione.eu/visioni/photo/831815492/IMG_5487.html"><img alt="IMG_5487" src="http://farm2.static.flickr.com/1249/831815492_69cbb56dbf_m.jpg" width="160" height="240" border="0" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Non si smette mai di imparare&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jul 2007 21:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mondovisione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nicaragua]]></category>

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		<description><![CDATA[E si`, e`proprio vero, non si smette mai di imparare, anche dopo cinque mesi di viaggio. Di storie di altri viaggiatori ne abbiamo sentite tante, sfortune, distrazioni, semplici furti o assalti per strada, ma per ora la dea bendata e molta attenzione ci avevano sempre aiutato. Purtroppo non è semplice dopo mesi di viaggio tenere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E si`, e`proprio vero, non si smette mai di imparare, anche dopo cinque mesi di viaggio. Di storie di altri viaggiatori ne abbiamo sentite tante, sfortune, distrazioni, semplici furti o assalti per strada, ma per ora la dea bendata e molta attenzione ci avevano sempre aiutato. Purtroppo non è semplice dopo mesi di viaggio tenere sempre alto il livello di attenzione e alla minima distrazione c&#8217;è qualcuno pronto dietro l&#8217;angolo ad aprofittarsene.<br />
Ci spiace sia dovuto capitare proprio sull&#8217;isola di Omepete che tanto ci ha affascinato. Alla <em>finca</em> abbiamo dormito in una stanza dormitorio e , complice forse il fatto che le prime notti il dormitorio fosse vuoto, e quindi riservato a noi, e l&#8217;atmosfera rilassante del posto, abbiamo commesso un&#8217;imprudenza lasciando il cellulare nella stanza a portata di mano.<br />
In realta&#8217; il cellulare ce lo siamo portati dietro solo in caso di emergenza e il suo massimo utilizzo fin&#8217;ora era stata la sveglia.<br />
E così l&#8217;ultima sera prima di partire ci siamo resi conto che il cellulare era sparito. Il giorno seguente ci siamo svegliati presto e abbiamo iniziato a controllare bene tutto il nostro equipaggio, ma dopo un&#8217;ora di ricerca abbiamo dovuto tristemente ammettere che la nostra disattenzione era stata punita: qualcuno ci aveva rubato il cellulare.<br />
Che potesse succedere è una cosa che avevamo messo in conto in un viaggio del genere e sicuramente è stata colpa nostra l&#8217;aver abbassato la guardia, ma mai avremmo immaginato in quale situazione paradossale ci saremmo trovati da lì a qualche ora per colpa di un semplice furto di cui siamo stati vittime.<br />
È importante menzionare, per spiegare meglio la disavventura, che mentre cercavamo il cellulare in ogni dove, Pablo ha trovato presso i bagni della <em>finca </em>una di quelle cinture da viaggiatori piena di soldi abbandonata vicina a una delle docce. Dopo aver verificato che all`interno non ci fossero documenti di appartenenza, abbiamo immediatamente consegnato il tutto alla reception in modo che fosse resa al proprietario.</p>
<p><span id="more-98"></span><br />
A quel punto dopo esserci resi conto che non c&#8217;erano più posti dove cercare, abbiamo dovuto arrenderci all`evidenza e ripartire per la prossima tappa. In attesa del bus che ci avrebbe condotto al porto abbiamo iniziato a riflettere sulle possibili persone che potevano aver preso il cellulare (il dormitorio era abitato da altre cinque persone l`ultima notte) e abbiamo iniziato a sospettare di una coppia di nicaraguensi.<br />
Caso vuole che mentre aspettiamo il bus proprio la coppia nica si avvicina per prendere lo stesso mezzo. Decidiamo di provare a chiedere se hanno per caso visto qualcosa di strano nel dormitorio, per provare a capire dalla loro reazione se la nostra tesi fosse fondata. Il nica, d&#8217;ora in poi lo chiameremo così, reagisce in maniera un po&#8217; confusa non rispondendo alle nostre domande e dicendoci immediatamente che anche lui ha subito un furto di 30 dollari. Capiamo allora che la cintura con i soldi che avevamo ritrovato era sua, gli chiediamo di spiegarci quando sono spariti i soldi e gli spieghiamo del nostro ritrovamento, stupendoci alquanto per il fatto di non essere stati neanche ringraziati per avere consegnato il tutto alla reception. Insomma per farla breve non ci convince per niente, anche se purtroppo provare un furto non è cosa semplice, ma la rabbia e la voglia di tentare il tutto per tutto per ritrovare il cellulare, essendo una delle poche cose di &#8220;valore&#8221; con cui viaggiamo, ci spingono a chiedere al nica se non è un problema mostrarci il contenuto del suo zaino, pensando che se non avesse commesso nulla di male non avrebbe avuto problema a farlo e chiedendolo nella maniera più cordiale possibile.<br />
Il nica non si mostra per niente disponibile, ma alla fine cede e chiedendoci di entrare nel retro di un ostello vicino alla fermata del bus ci apre lo zaino facendoci vedere solo parte del contenuto. Ovviamente non abbiamo il diritto di frugare noi, nè tantomeno di svuotargli le tasche, pertanto il dubbio rimane. Inoltre, cosa che ci stupisce parecchio, il nica nell`aprire lo zaino decide di mostrarci il contenuto di un sacchetto pieno di marjuana e ci spiega di essere, oltre a un tour operator, un narcotraficcante.<br />
Subito non capiamo il perchè abbia dovuto farci questa rivelazione, pensiamo forse per spaventarci.<br />
Arrivati a destinazione con il bus, gli chiediamo dove fosse la stazione di polizia spiegandogli che avremmo dovuto sporgere denuncia contro ignoti per tentare di recuperare qualche soldo dall`assicurazione. A quel punto il nica inizia a dire che anche lui deve andare alla polizia per il furto degli 80 dollari (sì avete capito bene, l`inflazione ne aveva già triplicato il valore), ma che prima bisognava telefonare alla <em>finca </em>perchè il proprietario sarebbe, secondo lui, dovuto venire alla polizia con noi.<br />
Incominciamo a non capire cosa intende fare, perchè vuole coinvolgere la <em>finca.</em> Pablo ascolta parte della telefonata e percepisce qualcosa di strano, il nica ha deciso di rivoltare la frittata accusando noi per il presunto furto dei suoi dollari!!<br />
Increduli, ma fiduciosi che nessuno potesse dargli retta, ci dirigiamo alla polizia per la nostra denuncia.<br />
Il nica ci segue e giusto in fronte all´ufficio della polizia (due stanze con una scrivania, televisiore e stereo) ci minaccia dicendoci che i suoi dollari sono marcati (molte banconote prese da gli scambisti sono effettivamente segnate, ma poteva identificare anche qualsiasi segno come il suo) e che li rivuole indietro aggiungendo di aver amici nella polizia e che quel giorno nessuno se ne sarebbe andato dall´isola.<br />
Non gli diamo retta ed entriamo nell´ufficio. Raccontiamo l´accaduto ad un agente e riusciamo ad ottenere la nostra denuncia, ovviamente a carico di ignoti. Dopo un&#8217;ora passata a compilare il formulario, tra una &#8220;gag&#8221; e l&#8217;altra dell&#8217;agente, pensando di aver terminato e di poter finalmente prendere la barca facciamo per alzarci, ma il poliziotto, dopo aver sentito la storia del nica che sostiene che visto che noi abbiamo sospettato di lui, ora lui sospetta di noi per il suo presunto furto, ci chiede di mostrargli i soldi che abbiamo con noi. E qui Pablo decide di correre un rischio, gli mostra i cordoba che tiene in un marsupio e nega di aver anche dei dollari, mentre in realta´nascosti nello zainone abbiamo ancora un centinaio di dollari che usiamo solo in casi di emergenza. Tutto questo perché, visto come stavano andando le cose, temevamo che il poliziotto, una volta visti i dollari, ne avrebbe consegnati 80 al nica e tenuto il resto per sé. Ma non finisce qui, non contento nonostante abbia visto che paghiamo coi cordoba e preleviamo con la carta di credito sempre moneta locale, il poliziotto inizia a perquisirci tutti gli zaini.<br />
Siamo allibiti, abbiamo al nostro fianco un narcotraficcante che probabilmente ci ha derubati e invece siamo noi a dover essere perquisiti!!<br />
Per fortuna, grazie a qualche abile mossa di Pablo, i dollari non saltano fuori e dopo aver rispiegato per l´ennesima volta che se volevamo rubare i soldi certo non avremmo riconsegnato il marsupio alla reception, finalmente, dopo aver perso le tre barche del mattino, possiamo andare. E una volta usciti da lí tutto ci é piú chiaro, del telefono ci importa meno (spiace solo il fatto che fosse un ricordo del mio lavoro olimpico e l´aver perso qualche numero) e siamo solo contenti di non aver dovuto pagare una mazzetta ben piú grande alla polizia locale.<br />
Superata la tensione del momento, dovuta più che altro all&#8217;impossibiltà di far valere i nostri diritti e al sentirsi totalmente nelle loro mani, ci rimane l&#8217;amaro in bocca, soprattutto perché il fatto é capitato in un posto che riteniamo tuttora meraviglioso. Abbiamo, pero&#8217;, imparato una nuova lezione che sicuramente non dimenticheremo!</p>]]></content:encoded>
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		<title>Ometepe</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jul 2007 00:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mondovisione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nicaragua]]></category>

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		<description><![CDATA[E finalmente siamo in Nicaragua. Dopo circa un mese tra Panamá e Costa Rica, in cui eè inevitabilmente presente l&#8217;impronta gringo del dollaro (tra proprieta&#8217; e turisti in prevalenza nordamericani) finalmente torniamo a viaggiare in una terra piú latina che ci affascina non solo per i paesaggi meravigliosi, ma soprattutto per la gente, le cittá [&#8230;]]]></description>
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<p>E finalmente siamo in Nicaragua. Dopo circa un mese tra Panamá e Costa Rica, in cui eè inevitabilmente presente l&#8217;impronta gringo del dollaro (tra proprieta&#8217; e turisti in prevalenza nordamericani) finalmente torniamo a viaggiare in una terra piú latina che ci affascina non solo per i paesaggi meravigliosi, ma soprattutto per la gente, le cittá e il modo di vivere.<br />
Qua le persone tornano a salutarti senza interesse per le strade, le donne lavano i panni nei laghi, i bambini ti chiedono di scattargli le foto e impazziscono quando gliele fai rivedere sullo schermino della macchina. Poi scordi i bus a lunga percorrenza e ti adatti in tranquillita&#8217; ai &#8220;chicken bus&#8221;, gli scuolabus dei bambini americani, qua riadattati a mezzo di trasporto nazionale e decorati con i colori piu&#8217; sgargianti. Insomma ritorni a scoprire l&#8217;autenticita&#8217; cercando di allontanarti dal percorso del &#8220;gringo trail&#8221; che ci troviamo a seguire. Anche se questo significa vedere in faccia la poverta&#8217; di uno dei paesi piu&#8217; poveri del centro america.<br />
Fuggiti per l&#8217;appunto da San Juan, dove troppi surfisti ti facevano sentire in una puntata di bay watch, abbiamo deciso di addentrarci in un paesaggio piu&#8217; genuino e ci siamo diretti sull&#8217;isola di Ometepe.<br />
Ometepe e&#8217; l&#8217;isola principale del lago di Nicaragua, dove pare vivano gli squali arrivati dal caribe attraverso il fiume San Juan: incredibile, si sono adattati all&#8217;acqua dolce!</p>
<p><span id="more-99"></span><br />
Su Ometepe la gente dice che non c&#8217;e&#8217; troppa poverta: il lago e&#8217; ricco di pesce e il clima umido consente di coltivare diverse verdure. Per questo motivo qui ci sono tante <em>finca</em>, fattorie, che portano avanti culture piu&#8217; o meno biologiche. C&#8217;e&#8217; la finca <em>Magdalena</em>, gestita da una cooperativa di campesinos: hanno avuto la terra grazie ad un esproprio governativo poco dopo la rivoluzione, e fino adesso la famiglia dell&#8217;ex-dittatore Somoza (il vecchio proprietario) non si e&#8217; ancora fatta sentire, mentre loro continuano a coltivare la terra e, da un po&#8217; di tempo, ad ospitare turisti. E poi c&#8217;e&#8217; la finca ecologica <em>El Zopilote</em>: l&#8217;hanno messa su Cristiano e suo padre Bruno (Italiani) pochi anni fa. Bruno aveva un&#8217;albergo a Chianciano, poi la crisi turistica del suo paese lo obbligano a vendere, tiene per qualche anno un agenzia di viaggi con la quale gira il mondo in business class e poi, dopo una nuova crisi economica, finisce in un periodo nero della sua vita. Allora uno dei suoi figli lo prende e se lo porta con se a girovagare per il Sud America. Bruno rinasce e scopre il piacere di viaggiare zaino in spalla e senza alcun programma definito. Con la gioia negli occhi ci racconta di quando in Ecuador dovevano fermarsi 2 giorni da un amico e ci sono rimasti un mese. Un piano in realta&#8217; ce l&#8217;avevano: trovare un po&#8217; di terra e costruirici su qualcosa. E cosi&#8217; piano piano arrivano su Ometepe&#8230; e se ne innamorano.<br />
Comprano un po&#8217; di terra a un prezzo ridicolo e iniziano a mettere su la finca. Ora la finca El Zopilote e&#8217; aperta da tre anni: coltivano banani, yucca, ananas, cacaco, papaya e quant&#8217;altro e ospitano viaggiatori in capanne fatte di legno e tetti di paglia, che se vogliono possono fermarsi a lavorare in permacultura, con uno sconto sull&#8217;alloggio. La spazzatura è super-differenziata e le docce sono giapponesi (all&#8217;aria aperta). Insomma ecologia al massimo livello. In realta&#8217; spesso Cristiano e&#8217; via per la sua continua passione di viaggiare, ma Bruno, invece, e da sei anni che non si muove. Sta bene qui. La mattina si sveglia presto e inizia a lavorare nel campo dando le istruzioni agli altri, al pomeriggio fa due chiacchiere con i viaggiatori e via così. Dice che non ha nessun motivo di tornare in Italia&#8230; anche se spera sempre che sua figlia, rimasta nel belpaese, venga presto a trovarla.<br />
E su Ometepe trascorriamo un po&#8217; di tempo insieme a Katja danzatrice Belga. E&#8217; tornata per la quinta volta in Nicaragua. Le piace un bel po&#8217;, ma questa volta ha un motivo particolare: ritrovare una fiamma nica che non vede da quattro anni e non sente da due. Ovviamente Scritch si appassiona a questa bella storia romantica e ne segue il proseguio facendo il tifo per Katja, ma purtroppo non tutte le storie hanno un lieto fine e lei riesce a ritrovare il suo vecchio amore che purtroppo nel frattempo si e`sposato. Noi però abbiamo modo di conoscere un´altra gran bella persona e avremo un buon motivo per andare a visitare il Belgio nel nostro futuro.</p>
<p><a class="tt-flickr" href="http://www.mondovisione.eu/visioni/photo/732340074/IMG_5309.html"><img alt="IMG_5309" src="http://farm2.static.flickr.com/1328/732340074_edc3350fa2_m.jpg" width="240" height="160" border="0" /></a> <a class="tt-flickr" href="http://www.mondovisione.eu/visioni/photo/731473953/IMG_5204.html"><img alt="IMG_5204" src="http://farm2.static.flickr.com/1019/731473953_8c739ddc65_m.jpg" width="240" height="160" border="0" /></a></p>
<p><a class="tt-flickr" href="http://www.mondovisione.eu/visioni/photo/732348792/IMG_5405.html"><img alt="IMG_5405" src="http://farm2.static.flickr.com/1141/732348792_6eaea28814_m.jpg" width="240" height="160" border="0" /></a></p>]]></content:encoded>
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