L’altra faccia della Nuova Zelanda

New Zealand - 12 dicembre 2007

79 Comments

Il primo impatto con la Nuova Zelanda e’ quasi per tutti meraviglioso. La gente che ti saluta per le strade, i casellanti (dell’unica strada a pagamento incontrata finora) che ti sorridono sempre, le commesse al supermercato che non dimenticano mai di augurarti una buona giornata, le dritte che ti vengono date nei negozi anche a costo di mandarti a comprare dalla concorrenza per farti spendere meno. Per non parlare degli impiegati in banca, vestiti con semplici magliette che in pochi minuti ti aprono un conto corrente con tassi di interesse del 7.5%. Un paese dove ogni tot km si trova un’area di sosta con toilette pulitissime e dotate di carta igienica a qualsiasi ora del giorno, barbecue gratuiti e rigorosamente puliti in riva al mare.
Un paese dove si vedono conigli saltellare liberamente agli angoli delle strade e che si vanta di avere solo due specie di animali pericolose per l’uomo.
Un paese dove le ragazze, alla mia eta’, normalmente sono gia’ al terzo figlio. Molte di loro non hanno bisogno di lavorare, vengono aiutate ricevendo un sussidio dal governo. Qui la donna ha pari diritti, se non superiori, all’uomo, d’altronde e’ il paese dove abbiamo ottenuto per prime il diritto di voto.
In Nuova Zelanda non esiste il concetto di appartamento, anche le persone disagiate hanno una loro casetta di legno, sempre con un angolo di giardino annesso. In ogni piccola citta’ c’e’ piu’ di un parco, vari percorsi per camminare e piste ciclabili. Giocare a golf e’ uno sport alla portata di tutti, con 5 euro si puo’ praticare tutto il giorno nei numerosi campi a disposizione.


La Nuova Zelanda e’ un paese che ancora offre grandi possibilita’ lavorative a chi ha voglia e capacita’, un paese alla ricerca di cosiddetti “cervelli” a cui offrire ottime posizioni professionali e opportunita’ di crescita, il tutto senza che si conosca il significato della parola straordinario: i kiwi alle quattro di pomeriggio smettono tutti di lavorare e non si sognano certo di andare a lavorare nel fine settimana.
In Nuova Zelanda le spiagge appartengono a tutti, raramente viene dato il permesso di costruire qualsiasi tipo di attivita’ commerciale. Sono considerate aree protette, per questo ci sono chilometri di spiagge deserte ancora, e si spera per sempre, incontaminate.
Il vetro spaccato di una macchina qui fa ancora notizia e finisce sulla prima pagina del giornale locale in un paese dove la gente ancora vive lasciando le porte di casa sempre aperte.
Ma i giorni passano e man mano che siamo qui scopriamo un’altra faccia della Nuova Zelanda.
Quella dei giovani che scimmiottano gli americani passando le serate a fare gare di corsa con i loro macchinoni truccati o seguendo il comportamento dei cugini inglesi sbronzandosi malamente dalle cinque del pomeriggio del venerdi’. Quella dei ragazzi che non lavorano, tanto “guadagnano” di piu’ con il sussidio da disoccupati.
Nella mia piccola esperienza di viaggiatrice entrata in Nuova Zelanda grazie al progetto Working Holiday Visa che permette di ottenere un visto di lavoro di un anno, ho scoperto che non e’ tutto oro quel che luccica. Il permesso di lavoro, costatomi una settantina di euro, mi ha dato effettivamente la possibilita’ di lavoricchiare, ma contrariamente a quel che pensavamo, non ci si arrichisce con questi lavoretti e, Italia esclusa, sicuramente si guadagna meglio in Europa, anche se rimane comunque una bella esperienza dall’altra parte del mondo.
L’altro giorno, pero’ sono andata all’ufficio tasse per controllare quali dei miei datori di lavoro avesse versato le tasse per me, parte del cui valore ho diritto a riottenere prima di lasciare il paese. Potete immaginare la mia sorpresa nel scoprire che quasi nessuno finora ha versato le tasse per me, pur detraendole dai miei stipendi. Ho segnalato la cosa all’impiegata dell’ufficio e mi sono sentita rispondere che a volte succede che la gente se li intaschi al posto di versarli. Ho provato a chiedere cosa avrei potuto fare. La signorina, con il solito tono standard cortese, mi ha risposto che potevo prendere un appuntamento per effettuare una segnalazione. Successivamente, forse, ma non in tempi brevi, avrebbero provveduto a controllare e per ottenere i miei soldi indietro avrei dovuto aprire una causa con tempistiche da darmi il tempo di effettuare altri due giri del mondo. Mi sono sentita quasi in Italia a sentire certe risposte da un’impiegata senza il minimo interesse a risolvere il problema, solo che qui gli abitanti sono solo quattro milioni e mi stupisco non poco di trovarmi davanti ad una cosi’ lenta burocrazia in un paese cosi’ apparentemente efficiente.
Paolo, invece, ha fatto richiesta di estensione del suo visto turistico che scade il venti di dicembre. Ha dovuto spedire il passaporto e le carte necessarie all’ufficio immigrazione che si e’ preso ben quaranta giorni per valutare la pratica. Nel frattempo lui viaggia senza documento e alla domanda su cosa fare nel caso in cui il suo visto scada prima che ne venga rilasciato il rinnovo, la risposta dall’ufficio immigrazione e’ stata:” Aspettare pazientemente prendendo atto di essere in uno stato di illegalita’”.
In conclusione, dopo tre mesi, ci rendiamo conto di come vivere dal di dentro un paese ti faccia vedere al di la’ della prima facciata turistica e scoprire che anche la Terra di Mezzo, che molti visitatori affascina, ha le sue imperfezioni.

79 Comments

  1. Hiya! I know this is kinda off topic but I’d figured I’d ask.
    Would you be interested in exchanging links or maybe
    guest authoring a blog post or vice-versa? My website discusses a lot of the same subjects as yours and I feel we could greatly benefit from each other.

    If you are interested feel free to shoot me an email.
    I look forward to hearing from you! Great blog by the way!

    Feel free to visit my site – handicap basketball wetten (Marita)

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>