“Esistono vari modi di viaggiare. La maggior parte della gente, le statistiche parlano addirittura del novantacinque per cento, parte per riposarsi. Vuole scendere in alberghi di lusso in riva al mare e mangiare bene, non importa se alle Canarie o alle Fiji. I giovani compiono viaggi di tipo agonistico, come cimentarsi nell’attraversamento dell’Africa da nord a sud, o navigare sul Danubio in kajak. Non si interessano alla gente incontrata per strada: il loro scopo è di mettersi alla prova, la soddisfazione di superare le difficoltà .”
(Ryszard Kapucinski “Autoritratto di un reporter”).
Io non mi sento in fondo così riposata, soprattutto se ripenso alle partenze dei chapa alle quattro di mattina, nè mi sento di aver compiuto una grande impresa. Mi sento semplicemente arricchita di una nuova esperienza, “riempita” dalle risate delle persone, dai sorrisi dei bambini, dalla bellezza dei paesaggi incontaminati e dalla semplicità dei villaggi.
Sento di aver iniziato lentamente, a piccoli passi, come abbiamo imparato a fare, a conoscere un continente così diverso dal nostro, dalle cui persone, dal cui modo di vivere, di rapportarsi con gli altri, di sorridere, secondo me, abbiamo molto da imparare anche noi.
Buone visioni!
Ed eccoci arrivati a nord. Un volo interno per non bruciarsi troppi giorni di viaggio e poi i primi leeeenti spostamenti coi “chapa”. Truck sgangherati con le giunture al limite della rottura, carichi allÃnverosimile di uomini,bambini, sacchi di riso, manioca, arachidi e a volte qualche pollo o capretta a tenerci compagnia.
Mentre sobbalziamo sulle improvvisate panche di legno osserviamo il paesaggio che scorre davanti a noi al chiarore dell’alba.
Rimpiangiamo l’efficienza dei trasporti di altri paesi visitati, qui le partenze sono una volta al giorno tra le 4 e le 5 del mattino. Alle 4 saliamo per accaparrarci il posto a sedere e poi si inizia il girotondo nel paese in attesa di raggiungere la capienza massima, solitamente strabordante, del mezzo.
Ammiriamo i baobab giganti che abbelliscono il paesaggio secco e polveroso e i remoti villaggi di terra e paglia. Con un’ora di barca tra mangrovie e acque turchesi raggiungiamo la Ilha de Ibo nell’arcipelago de las Quirimbas.
Mi riesce difficile descrivere il fascino di Ibo, penso sia uno di quei luoghi di cui o ti innamori o ti trasmette poco. Noi ce ne siamo subito innamorati. L’atmosfera magica dell’isola, la cordialita’ degli abitanti, i sorrisi dei bambini che ridono per qualsiasi cosa, la sensazione di pace e sicurezza e il fascino della decadenza dei vecchi palazzi portoghesi oggi ridotti in rovina e mangiati da imponenti alberi.
Ibo sta cambiando molto rapidamente come ci raccontano i primi stranieri venuti a vivere qui gia’ da una decina di anni. La corrente elettrica arrivera’ a breve a sconvolgere la quiete dell’isola. Alcuni palazzi iniziano ad essere restaurati mentre gli isolani continuano, come sempre, ad abitare nelle loro capanne ai margini dell’isola. Io me la ricordero’ cosi’ come un’isola fantasma, ricca di storia, rivelataci in tutto il suo splendore nella notte di luna piena.