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That’s India!

India - 12 aprile 2008

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Esistono diversi tipi di turisti in India.
C’e’ il turista da “viaggio organizzato” che solitamente visita il Rajasthan, Il Taj Mahal e Varanasi in poco piu’ di due settimane con voli interni, pulmini dotati di aria condizionata e alberghi dai comfort occidentali. Rimangono solitamente folgorati dalle classiche bellezze indiane, da forti, templi e moschee, ma intravedono soltanto in minima parte la poverta’, la sporcizia e gli odori dell’India.
C’e’ il turista spirituale/new age, i bianchi in cerca di se stessi anche se molti finiscono per perdersi ancora di piu’ (non avete idea della quantita’ di matti che si possono incontrare in India), coloro che seguono la religione hindu’ o il piu’ popolare buddismo, i fanatici dello yoga, quelli che viaggiano in cerca del miglior trattamento ayurvedico, quelli che si spostano a meditare di ashram in ashram, quelli che cercano i loro guru e impazziscono letteralmente alla sola vista di un Sai Baba o della popolare Madre, famosa per i suoi abbracci ai fedeli.
Ci sono gli hippy stabilitisi qui negli anni ’70 e mai piu’ ripartiti e le nuove generazioni di freakettoni in cerca di posti economici e “shanti” dove piazzarsi a fumare charas, resina di cannabis prodotta nella zona dell’Himalaya e distribuita in tutta l’India. Costoro colonizzano alcuni paesini indiani, non sembrano particolarmente interessati al viaggiare, sono sedentari, si vestono con un misto di stile freak e abiti tradizionali indiani, hanno rigorosamente i dread e le crocs ai piedi, arrivano da tutto il mondo, ma in prevalenza da Israele (post servizio militare), si preoccupano di uscire dal paese per farsi rinnovare il visto alla scadenza dei primi sei mesi e viaggiano sulle moto Enfield facilmente acquistabili in India a poco prezzo.
E poi ci siamo noi, i backpacker, viaggiatori, globetrotter…che viaggiamo sui bus locali in mezzo a mille (senza esagerare!) indiani, che giriamo le localita’ turistiche, ma tentiamo di cercare anche i villaggi meno battuti, che litighiamo tutti i giorni con i guidatori di riscio’ per tentare di pagare un tariffa simil-indiana, che mangiamo e apprezziamo il buonissimo cibo indiano, anche se il nostro stomaco a volte ne risente, che facciamo lo slalom tra le cacche di mucca, gli sciami di mosche, i pisciatoi umani e gli sputi rosso sangue di paan masala (noce di betel che gli indiani masticano in continuazione e sputano un metro si’ e uno no rischiando di colpire ogni volta ignari passanti) e beviamo chai (te’ indiano) alle bancarelle per 3 rupie.
La gente ha visioni e aspettative differenti dell’India.

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