L’Argentina e’ il primo amore,
il Cile la scoperta del trekking,
il Brasile natura selvaggia,
la Bolivia i volti degli İndios,
il Peru’ e’ storia,
la Colombia locura,
Panama le spiagge incontaminate,
Costa Rica e’Â l’incontro con le tartarughe giganti,
Nicaragua una piacevole scoperta,
Honduras il mondo sommerso,
Belize acque cristalline e grigliate di aragoste,
Messico il ritorno in luoghi amati con i nostri amici al seguito,
Guatemala sono i colori del Centro America,
California una possibile nuova casa,
Nuova Zelanda viaggiare con Blue Spring in scenari da film,
Bangkok le ore ai mercati e il pad thai per strada,
İndia di nuovo confusione, colori, sapori, persone, mucche e ancora persone,
İstanbul il ritorno all’Europa e ad una vitalita’ che ci mancava…
“Abbiamo scelto una vita nella quale niente diviene consueto e familiare, una vita senza riti, come le visite ai parenti o il pranzo di Natale. E’ il prezzo che paghiamo. Ogni giorno apriamo gli occhi su un mondo nuovo e facciamo della meraviglia il nostro mestiere.”
Angela Terzani Staude “Giorni cinesi”
Dopo aver nuotato alla sorgente del sacro Gange, dopo aver toccato la neve alle pendici dell’Himalaya, dopo aver partecipato alle fiaccolate di pace a Dharamsala e respirato un po’ di Tibet, possiamo ritenerci soddisfatti di questa nostra prima tappa in terra indiana.
Oggi si compiono 15 mesi dalla nostra partenza:
-Â 18 paesi visitati
- 103 racconti di viaggio
- 605 vostri commenti
- 21.000 visite a mondovisione
E per chi ancora pensa che si debba essere miliardari per poter fare un’esperienza come la nostra ecco alcuni dati sul nostro budget (a testa):
- 9.600 euro sono i soldi spesi in totale, di cui 1.900 euro sono la spesa per i voli intercontinentali del nostro giro del mondo
- 2.000 euro sono i soldi che abbiamo messo da parte in Nuova Zelanda, lavorando due mesi e mezzo, oltre a esserci mantenuti
- 400 euro sono i soldi che abbiamo guadagnato grazie a voi e al concorso di 7mates, non finiremo mai di ringraziarvi!
quindi di tasca nostra abbiamo sborsato “solo” 7.200 euro ciascuno, per, ci piace ripeterlo :-), quindici mesi di viaggio… e allora, cosa aspettate a riempire lo zaino e partire anche voi?!?
E ora, per gli amanti delle classifiche, ci siamo divertiti a buttare giu’ le nostre preferenze e …Â non solo:
- La piu’ affascinante bellezza naturale: Il salar di Uyuni, l’indimenticabile mare bianco della Bolivia.
- Il miglio trekking: Chapada Diamantina, Brasile…dove ci e’ sembrato di aver raggiunto il Paradiso.
- Il miglio cocktail: il Pisco Sour, cileno e peruviano. Scoperto grazie a Christian, nostro amico di Punta Arenas, cocktail a base di Pisco (simil grappa), limone, zucchero e bianco d’uovo, speriamo di riuscire a riproporvelo alle nostre fieste.
- Miglior stanza di ostello: (escludiamo dalla classifica la settimana da nababbi con famiglia Libanore, grazie ancora!) 7hostel di Sucre, Bolivia.
- Miglior pizza: Minuteman Pizza, Uyuni, Bolivia. Non avremmo mai immaginato di mangiare la miglior pizza in Bolivia, cucinata da un americano che ha imparato da un romano. Non sono Le Rondini, ma vi sfido a trovare i giusti ingredienti nei mercati boliviani!
- Miglio piatto tipico: la moqueca di Bahia, Brasile. Mangiata per la prima volta a Itacare’ e poi cucinata da Scritch con mezzi di fortuna nella foresta tropicale colombiana raccogliendo le noci di cocco dagli alberi e poi di nuovo con l’ottimo pesce neozelandese (Matteo puo’ testimoniare!)
- Miglior bibita: i succhi della Colombia (davvero i migliori del Sud America ed e’ tutto dire!) e il rilassante Bangh Lassi  a Pushkar, India.
- Peggior stanza: Dindigul, India. Remotissima citta’ del sud, dove non vedevano turisti da anni, forse da sempre. Camera “marcissima” … siamo fuggiti all’alba … sia noi che Boz ne conserveremo il ricordo a lungo.
- Momenti piu’ difficili del viaggio: l’incontro faccia a faccia con un toro impazzito nel trekking del Choro (Bolivia) in un sentiero largo un metro e a senso unico; l’esperienza con la polizia nicaraguense: molti viaggiatori raccontano di incontri con la corrotta polizia latinoamericana … volevamo mica farci sfuggire l’occasione? La separazione da Blue Spring, tra il poco tempo per venderlo e quello per renderci conto di cosa stavamo lasciando.
17 aprile 2008, mentre la fiaccola olimpica passava per Delhi in un percorso ridotto a 2,5km e blindatissimo (nessuno, a parte i media e i 12.000 soldati a protezione, ha potuto assistere all’evento), i tibetani di Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio, hanno manifestato pacificamente chiedendo nuovamente l’attenzione del mondo sulla triste situazione del loro paese.
Esistono diversi tipi di turisti in India.
C’e’ il turista da “viaggio organizzato” che solitamente visita il Rajasthan, Il Taj Mahal e Varanasi in poco piu’ di due settimane con voli interni, pulmini dotati di aria condizionata e alberghi dai comfort occidentali. Rimangono solitamente folgorati dalle classiche bellezze indiane, da forti, templi e moschee, ma intravedono soltanto in minima parte la poverta’, la sporcizia e gli odori dell’India.
C’e’ il turista spirituale/new age, i bianchi in cerca di se stessi anche se molti finiscono per perdersi ancora di piu’ (non avete idea della quantita’ di matti che si possono incontrare in India), coloro che seguono la religione hindu’ o il piu’ popolare buddismo, i fanatici dello yoga, quelli che viaggiano in cerca del miglior trattamento ayurvedico, quelli che si spostano a meditare di ashram in ashram, quelli che cercano i loro guru e impazziscono letteralmente alla sola vista di un Sai Baba o della popolare Madre, famosa per i suoi abbracci ai fedeli.
Ci sono gli hippy stabilitisi qui negli anni ’70 e mai piu’ ripartiti e le nuove generazioni di freakettoni in cerca di posti economici e “shanti” dove piazzarsi a fumare charas, resina di cannabis prodotta nella zona dell’Himalaya e distribuita in tutta l’India. Costoro colonizzano alcuni paesini indiani, non sembrano particolarmente interessati al viaggiare, sono sedentari, si vestono con un misto di stile freak e abiti tradizionali indiani, hanno rigorosamente i dread e le crocs ai piedi, arrivano da tutto il mondo, ma in prevalenza da Israele (post servizio militare), si preoccupano di uscire dal paese per farsi rinnovare il visto alla scadenza dei primi sei mesi e viaggiano sulle moto Enfield facilmente acquistabili in India a poco prezzo.
E poi ci siamo noi, i backpacker, viaggiatori, globetrotter…che viaggiamo sui bus locali in mezzo a mille (senza esagerare!) indiani, che giriamo le localita’ turistiche, ma tentiamo di cercare anche i villaggi meno battuti, che litighiamo tutti i giorni con i guidatori di riscio’ per tentare di pagare un tariffa simil-indiana, che mangiamo e apprezziamo il buonissimo cibo indiano, anche se il nostro stomaco a volte ne risente, che facciamo lo slalom tra le cacche di mucca, gli sciami di mosche, i pisciatoi umani e gli sputi rosso sangue di paan masala (noce di betel che gli indiani masticano in continuazione e sputano un metro si’ e uno no rischiando di colpire ogni volta ignari passanti) e beviamo chai (te’ indiano) alle bancarelle per 3 rupie.
La gente ha visioni e aspettative differenti dell’India.