“Puo’ sembrare strano, ma il momento in cui ci siamo resi conto che l’avremmo fatto, che finalmente dopo anni di sogni, pensieri e momenti mancati, saremmo partiti per il nostro round the world trip, e’ stato il giorno in cui siamo entrati nella librerÃa “Il Giramondo†e senza neanche rendercene conto, come se fosse la cosa piu’ naturale del mondo, ne siamo usciti con una copia di: SouthAmerica on a shoestring (Lonely Planet). Ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti:â€Allora questa volta facciamo sul serio!†e l’adrenalina, che ci avrebbe accompagnato per i seguenti mesi, e’ iniziata a crescere in maniera indescrivibile.”
Un anno fa partivamo per Buenos Aires con il nostro biglietto di solo andata. Dalla Terra del Fuoco alla California fino a qui in Nuova Zelanda, ne abbiamo fatta di strada…
…un anno di camminate, zaini fatti e disfatti, polvere, strade e dito alzato, ostelli, cabanas, tenda e furgone, nuovi incontri e difficili addii, paesaggi montani e mare dei caraibi, odori, colori e suoni diversi, animali selvaggi e spiagge isolate, 45 gradi e -20, deserti di roccia e sabbia e mare bianco, grandi capitali e minuscoli villaggi, sacchetti di acqua da bere e inca-cola, jungla e imponenti cascate, ospitalita’ infinita, ore e ore di pulman e lunghe attese di amici in arrivo…
“Se non ci provi non lo saprai mai” dice la spilletta di Cate sulla nostra borsa, un anno di viaggio, sei anni insieme, ho sempre sognato che qualcuno mi prendesse e portasse via…grazie amore…
Per concludere in bellezza il giro della north island, dopo giorni di mare, abbiamo finalmente iniziato ad affrontare le montagne neozelandesi con un bel trekking o come si dice da queste parti, tramping.
Grazie agli utilissimi consigli del nostro amico John, tuttologo del tramping in Nuova Zelanda, siamo andati al Tongariro National Park, altra location utilizzata per varie ambientazioni del Signore degli Anelli, come la terra di Mordor (guardando le foto e’ facile immaginarla abitata da orchi intenti a forgiare le loro armi).
Tre giorni di cammino che hanno messo a dura prova le nostre scarpe e il nostro fiato :-).
Cime innevate, rossi crateri, vento freddo e sole ustionante, laghi color smeraldo e calda terra vulcanica, fitti boschi e chilometri di deserto lunare.
Non sappiamo quanta strada abbiamo fatto, alla fine dell’ultimo giorno, riguardando la valle attraversata non riuscivamo a capacitarci di aver camminato cosi’ tanto, ma la soddisfazione e gli scenari incredibili hanno ripagato ogni sforzo.
Il 28 e’ arrivato Matteo, il re magio dall’Italia carico di doni :-). Dopo averlo raccattato all’aereoporto di Auckland, piazzatolo nel furgone a riprendersi dal jet-leg, ci siamo immediatamente messi in moto verso il nord dell’isola: le Bay of Islands.
Come potete dedurre dal nome si tratta di una zona di mare con moltissime isolette, baie e spiagge una piu’ bella dell’altra.
I nostri amici Kiwi ci avevano un po’ spaventato dicendoci che avremmo incontrato molto traffico e tanta gente data l’alta stagione, ma non hanno proprio idea di cosa sia veramente l’affollamento.
Noi abbiamo passato una settimana a girare nei posti piu’ meravigliosi a volte senza incontrare anima viva, dormendo in baie a noi riservate o su colline con vista sulle isole.
Il 31 mattina ci siamo svegliati in una di queste spiaggette e, con l’aiuto della bassa marea, abbiamo scoperto di essere in una zona piena di ostriche. Niente male come colazione!! :-)
Il paesaggio stupisce continuamente, ogni giorno siamo in ritardo sulla tappa successiva perche’ ogni chilometro ci si ferma a scattare una miriade di foto, panorami incredibili, un’infinita’ di verde in ogni possibile sfumatura con colline che sembrano tuffarsi direttamente in mare.
Tra una strada e l’altra ci si imbatte spesso in cartelli che segnalano la presenza di Kiwi: parola nazionale che indica non solo gli abitanti della Nuova Zelanda, non solo il frutto nazionale, ma anche il “mai visto” uccello Kiwi, mascotte del paese.
Pare che nessuno l’abbia mai visto in liberta’, ed ora purtroppo e’ in via d’estinzione, anche perche’ apprezzato in passato come prelibetezza culinaria dai Maori. Chissa’ che non ci capiti di vederne uno prima di partire.
Abbiamo festeggiato il capodanno con dodici ore di anticipo in un paesino sul mare dove l’evento principale erano i fuochi d’artificio con tutta la gente a guardarli dalla spiaggia. Noi abbiamo trovato un localino con un po’ di musica dal vivo e passato cosi’ la fine dell’anno tra una birra e un bicchiere di San Simone, regalo di natale di Matteo.