Monthly Archives: maggio 2007

La maledizione delle Birkenstock di Pablo

Colombia, Uncategorized - 26 maggio 2007

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Le Birkenstock o Tedesche, per chi non lo sapesse, sono dei sandali made in German, anatomici e perfetti per chi viaggia. Essendo costruiti alla perfezione non sono neanche cosi’ economici per un paio di sandali, ma, essendo essenziali per il nostro viaggio quanto le scarpe da trekking, valgono la spesa. Il problema e’ che Pablo sembra sia stato colpito da una triste maledizione che gli impedisce di possedere un paio di Birkenstock per piu’ di 1 anno. Il primo paio e’ “sparito” una sera ad un concerto ai giardini reali. Certo vi chiederete come fanno a sparire dei sandali dai propri piedi….ma se uno si mette a ballare scalzo ;-). Pochi mesi dopo il fattaccio siamo partiti per la Thailandia con un nuovo paio di sandali. Come forse sapete in Thailandia c’e’ l’abitudine di togliersi le scarpe/ciabatte all’ingresso di ogni locale e fu cosi’ che una sera, dopo solo un mese dall’acquisto, Pablo si e’ visto sparire un altro paio di sandali, anzi per l’esattezza una ciabatta sola, rubata forse da qualche ubriaco. A quel punto forse sarebbe stato il caso di desistere nel comprarne un altro paio, ma dopo averne provato la versione tarocca Made in Thailand, che non ha avuto molto successo, e dopo aver preso la decisione di fare questo giro del mondo, non si poteva certo partire senza Birkenstock. Per cui eccoci qui in Colombia io, Scritch con il mio paio che dura ormai da circa tre anni e Pablo con il suo nuovo di pacca (non vi dico gli sbattimenti per trovargliene un paio a gennaio a Torino). Ma visto che la maledizione non ha confini ha deciso di colpire anche qui in Colombia.Siamo da una settimana piazzati a Taganga (gia’ il nome ispira simpatia!) un paese di pescatori sulla costa caraibica della Colombia. Uno di quei posti veramente tranquilli con piccole insenature dove piazzarsi a prendere il sole senza essere invasi dal turismo di massa. Abbiamo evitato altre citta’ della Colombia per evitare la delinquenza locale, ma ci siamo dimenticati della maledizione delle Birkenstock. E ieri, mentre eravamo nella nostra solita spiaggetta di dieci metri di lunghezza frequentata da noi e dai soliti quattro pescatori e’ accaduto il fattaccio. Al pomeriggio e’ arrivata una barca di turisti, noi eravamo piazzati al sole a sonnecchiare e Pablo aveva lasciato i sandali a due metri di distanza dai nostri teli. La maledizione ha colpito ancora!Al nostro risveglio nessuna traccia delle Birkenstock di Pablo.
Credo non ci sia altro da aggiungere, non so se e’ il caso di continuare ad accanirsi comprandone un quarto paio che potrebbe volatilizzarsi nel sonno….;-) per ora ci si dovra’ accontentare di un paio di comuni ciabatte da mare!
Pablo non partecipa a questo post perche’ e’ ancora troppo arrabbiato e si chiude in un silenzio stampa.
PS:Grande cugi!Complimenti per l’Erasmus!….e se quando parti ci spedisci un paio di “tedesche” ;-)

Locombia

Colombia, Cucine dal mondo - 21 maggio 2007

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Salutata la splendida terra degli Inca, delle misteriose linee di Nasca, delle mitiche dune di sabbia, dei piatti di ceviche (insalata di pesce marinato) e dei peruviani che tentano di fregarti ad ogni occasione buona, siamo giunti in Colombia, detta anche Locombia per lo spirito loco dei suoi abitanti.
Dopo numerose riflessioni spazio-temporali abbiamo deciso di saltare il nord del Peru’ (ci affascinava l’idea di fare trekking nella Cordigliera Blanca, ma alla fine dopo mesi di montagne, e’ prevalsa la voglia di mare) e l’Ecuador che faremo in un prossimo viaggio quando avremo il budget anche per visitare le isole Galapagos.
Dovendo percorrere giusto qualche chilometro per arrivare in Colombia, abbiamo optato per uno spostamento aereo, ma, come spesso accade, le tariffe piu’ convenienti non sempre sono le piu’ pratiche. Per arrivare in Colombia siamo dovuti passare dal Venezuela con uno scalo di “sole” undici ore a Caracas. Dopo aver letto sul sito dell’Ambasciata Italiana che il Venezuela e’ l’unico paese altamente sconsigliato da visitare del Sud America, abbiamo deciso di non mettere neanche il naso fuori dall’aereoporto.
La prima citta’ che abbiamo visitato in Colombia e’ Medellin, non particolarmente bella se non per le splendide statue di bronzo di Botero nella piazza centrale e un museo con una buona collezione delle sue opere.
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La voglia di mare ci ha fatto salire subito al Nord, sulla costa Caraibica, a visitare la bella citta’ di Cartagena che, per certi versi, ci ha ricordato l’Havana vecchia, sara’ per i sigari venduti di contrabbando per le strade, per gli antichi palazzi restaurati e per i locali dove spesso si stente una musica caraibica. Cartagena ha una zona vecchia cinta da mura che la rende molto affascinante, con i suoi palazzi colorati, i balconi di legno ripieni di fiori, i locali dal soffitto alto, il pavimento in pietra e gli enormi portoni di legno antico, le belle piazze dove riposarsi a sorseggiare ottimi succhi di frutta freschi. Molte persone incontrate durante questo viaggio si sono innamorate della Colombia e dei suoi succhi di frutta e avevano ragione. Ci sono frutti mai visti e li stiamo provando man mano. Uno veramente buono si chiama tomate de arbol, ha la forma simile ad un pomodoro da pelato con picciuolo, ma il gusto e’ totalmente diverso e ottimo per un succo di frutta fresca. E oltre ai succhi stiamo sperimentando tutte le delizie delle bancarelle per strada. Dalle arepas di queso (pagnotte di farina alla brace ripiene di formaggio … SLURP!), alle frittelle di mais, ai dedito (sfiloncini di pane fritto al formaggio), o i patacon (frittelle di banane verdi buonissimi!). E poi, ovviamente, qua non manca il buon pesce, veramente ottimi i gamberetti e abbiamo piacevolmente ritrovato la moqueca (zuppa in olio di cocco) di pesce mangiata a Bahia che qua si chiama cazuela (suona un po’ come un piatto tipico milanese!?!?)
Il caldo della citta’ ci ha veramente spiazzati e dopo aver piacevolmente girovagato per tutta la zona vecchia siamo subito andati a piazzarci qualche giorno al mare nella Playa Blanca dell’adiacente parco nazionale.
Vi faremo avere altre notizie, culinarie e non, dalla bella Locombia e, se non ci sentite per qualche giorno, non preoccupatevi, vuol dire che saremo in qualche spiaggia remota priva di connessione internet ad arrostirci un po’ ;-)

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Girl powder

Peru' - 17 maggio 2007

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E dopo il video per Bota continuano i nostri esperimenti “cinematografici”. Visto che la neve qui scarseggia come in Italia abbiamo trovato una soluzione alternativa per surfare… sono anni che sogno queste dune GIRL POWDER!!! Surfare in canotta che stile !!! ;-)

A proposito di Nasca…

Peru' - 15 maggio 2007

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A proposito di Nasca avrei voluto scrivere tante emozioni, mostrarvi mille foto da ogni angolazione possibile, ma …
Cominciamo dal principio. Sapendo di patire tutto cio’ che non si muove in linea perfettamente orizzontale e con poche oscillazioni di sorta, ho deciso di arrivare preparata al volo aereo sulle mitiche linee di Nasca, ovvero a digiuno dalla sera prima per non rischiare di avere il minimo alimento in corpo. Arrivati a Nasca prenotiamo il volo che, come tutti i tour turistici si paga in dollari, ma cosa vuoi arrivare fino in Peru’ e non vedere Machu Picchu e le linee di Nasca!??! L’aereo non era esattamente un boing, ma un piccolo velivolo da 5 posti, niente che promettesse stabilita’ insomma, e poi per vedere bene le famose linee sapevo che il pilota avrebbe sperimentato tutte le inclinazioni possibili. Comunque ero preparata, appena salita a bordo ho controllato che ci fosse il sacchetto salvavita. I sudori freddi sono iniziati subito, ma alla prima figura, che rappresenta alla perfezione una balena, ho pensato che ce la potevo fare. Il mio ottimismo era stato troppo frettoloso. Per farti ammirare meglio ogni disegno il pilota compiva curva a destra e a sinistra inclinando non poco il velivolo e di conseguenza il mio stomaco. Ho un po’ di confusione in mente, come potete ben immaginare, comunque credo di aver resistito ancora alla seconda figura chiamata “l’astronauta” e poi …. va beh meglio non scrivere proprio tutti i dettagli del caso. Vi dico solo che una volta ripresami ho pensato ” Non importa, pazienza, le figure che non sono riuscita ad ammirare bene le vedro’ dalle splendide foto che stara’ scattando Pablo, seduto dietro di me”. Ma in un momento di lucidita’ sono riuscita a voltarmi per scoprire che il nostro caro fotografo era piu’ cadaverico di me e al posto della macchina foto in mano aveva il famigerato sacchetto salvavita!! Che dire ancora, chiediamo scusa per il reportage mancato e pubblichiamo i pochi scatti che Pablo e’ riuscito a fare. Ci siamo ripresi dal volo solo dopo aver dormito un giorno intero. In ogni caso sono contenta anche di questa esperienza, purtroppo e’ l’unica maniera per poter ammirare bene le linee e, una volta ripresa conoscenza, mi e’ rimasta la sensazione di mistero che ti trasmette il vedere questi disegni perfetti, enormi, tracciati nel deserto senza che sia ancora stata scoperto il vero motivo della loro origine.

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Allinlla p’unch’ay BOTA!

Uncategorized - 12 maggio 2007

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Kamachikuq Inkacha

Peru' - 9 maggio 2007

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E Cusco non esito a definirla una delle citta’ piu’ belle al mondo (almeno della parte vista da noi ;-) ). Con le sue case coloniali, alcune con ancora ben visibili le antiche mura Inca, con i suoi balconi di legno colorati, le stradine ciottolate con le casette bianche che ricordano alcuni villaggi del Sud Italia, la splendida Plaza de Armas… E’ stata una scoperta veramente piacevole. E poi la vita notturna, da fare invidia alla nostra Torino (non musicalmente ovviamente), un diversivo piacevole dalla calma vita delle altre citta’ sudamericane. E infine i locali che trasmettono tutte le ultime novita’ cinematografiche in cambio di una semplice consumazione, una vera manna per noi e per Giorgio, ragazzo di Fossombrone che si e’ unito per una parte del nostro viaggio, e che e’ un vero maniaco di cinema. Non a caso molti stranieri decidono di trasferirsi qui a vivere, ma tranquilli per me farebbe troppo freddo ;-)
A Cusco ho anche trovato una vera perla per la mia collezione de “Il Piccolo Principe” dal mondo. La versione in Quechua:”Kamachikuq Inkacha”!
E dopo qualche piacevole giorno a girovagare per la citta’ estasiati solo nel camminare per le viuzze per la bellezza che la contraddistingue, abbiamo deciso di affrontare il Machu Picchu. Ci siamo organizzati per andare a dormire una notte nel vicino paese di Aguas Calientes in modo da poterci svegliare prima dell’alba e poter ammirare le rovine prima dell’arrivo degli Unni ;-). E la levataccia e’ veramente valsa la pena. Ero curiosa di vedere se mi avrebbe cosi’ tanto emozionata la vista di un sito di cui si vedono foto ovunque, ma credetemi, dal vivo ti lascia senza fiato (forse anche perche’ ci siamo fatti 1 ora di scalini in salita alle cinque del mattino per arrivare alla cima!). La posizione e’ unica al mondo, ti chiedi veramente come facessero a costruire in cima alle montagne in quel modo, la vista dall’alto e’ impressionante e potersela godere con tranquillita’ nelle prime ore mattutine ci ha, come dire, “riempiti”.
Unico neo, bisogna dirlo, e’ uno dei siti piu’ cari al mondo da visitare, pero’ ne e’ valsa la spesa. E oltre a Machu Picchu, nei dintorni di Cusco, si possono ammirare numerosi altri splendidi siti Inca situati in una splendida “Valle Sagrado”.
Ora ci concediamo un’ultima serata in citta’ e poi domani ci rimettiamo in cammino verso uno dei grandi misteri della storia: le linee di Nazca. Uno dei posti che ho sempre voluto visitare, da quando ho visto le foto del viaggio dei miei di dieci anni fa, speriamo solo di non patire troppo il volo aereo ;-(
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Sulle tracce degli Inca

Peru' - 4 maggio 2007

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Gli ultimi giorni in Bolivia li abbiamo trascorsi sulla rilassante Isla del Sol sul lago Titicaca. Sull’isola, sacra agli Inca, abbiamo ammirato le rovine di alcuni templi e la roccia sacra da cui, secondo la leggenda Inca, ha avuto origine il Sole. L’isola non e’ ancora stata invasa dal turismo di massa, e’ molto caratteristica coi sui piccoli villaggi di pescatori, i bambini che si offrono come guida per le rovine e la lingua parlata e’ l’Aymara di cui siamo riusciti ad imparare qualche parola.
E dopo l’isola del Sol continua la nostra “caccia” agli Inca per  cui siamo sconfinati in Peru’. Prima tappa la citta’ bianca coloniale di Arequipa (dopo Sucre in Bolivia, Dubrovnik in Croazia, ma quante citta’ bianche ci sono al mondo?!?). Ci colpisce subito il ritorno alla modernita’, gli ostelli “di lusso”, i supermercati, i locali notturni, la gente molto piu’ predisposta al turismo. E a proposito di turismo, nel visitare l’enorme e splendido monastero di Santa Caterina, abbiamo incontrato la troupe di “Turisti per caso”. Lei si e’ rivelata decisamente antipatica, per fortuna i cameraman erano piu’ socievoli e abbiamo scambiato qualche chiacchiera con loro.

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Ancora trekking

Bolivia - 2 maggio 2007

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Dopo sole 24 ore di La Paz avevamo gia’ deciso di abbandonare il caos della città … non ci siamo più abituati.
Nonostante ciò, la capitale è comunque affascinante: abbarbicata sulle pendici di un grande canyon che sembra aprire in due l’altipiano boliviano, stordisce con il suo disordine, nei mille mercati improvvisati in ogni via in cui puoi trovare dalla paccottiglia tecnologica a meraviglioso artigianato locale.
Così abbiamo deciso di spostarci e ci sembrava che la cittadina di Coroico, situata nella Yunga tropicale a pochi chilometri da La Paz, facesse al caso nostro.
Per andare da La Paz a Coroico ci sono due opzioni: la prima è percorrere la cosidetta Strada della Morte, una discesa mozzafiato che in soli 80 Km scende di 3.000 metri di altitudine. La media e’ di 100 incidenti all’anno, a testimonianza dai dirupi si possono vedere le carcasse dei pullman caduti. L’offerta standard per i Gringo è quella di percorrere la strada su mountain bike ipertecnologiche buttandosi a capofitto sulla stretta carettera, ma noi abbiamo scelto la seconda opzione: il camino inca del Choro.
Tre giorni di trekking durante i quali si scende dai 4.800 metri della Cumbre ai 1.300 metri della Yunga, percorrendo un antico sentiero costruito e utilizzato dagli Inca prima della Conquista. È estremamente affascinante perchè si ha la possibilità di passare dalla cima della cordigliera innevata al caldo tropicale della giungla. Era anche il primo trekking a queste altezze e il primo giorno i polmoni ce lo hanno fatto presente.
Nei tre giorni si “scende” attraversando paesini remoti costituiti da quattro case solo in pietra dove capita che i bambini per andare a scuola debbano percorrere ogni giorno due ore del cammino.

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